lunedì, aprile 02, 2012

I Fascisti non cooperanti prigionieri in India.

Continuando il vergognoso comportamento delle autorità del Kerala, non posso astenermi da ricordare che esiste un precedente di internazione in Campi di Concentramento indiani di truppe Italiane. A Yol, ai piedi dell' Himalaya furono internati oltre 10.000 Ufficiali, quasi tutti fatti prigionieri dagli inglesi in Africa, dal 1942 fino al 1947, quando finalmente i sopravissuti poterono rientrare in patria. Quasi tutti optarono per la non-collaborazione, tant'è che tale Campo fu denominato "La Repubblica Fascista dell' Himalaya".
Il campo fu veramente un inferno, dove i nostri connazionali erano costretti a mangiare i topi ed a bere l' acqua delle pozzanghere...

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sabato, marzo 03, 2012

Il Secolo scopre Alfa Giubelli. Con 4 anni di ritardo.

Il Secolo scopre Alfa Giubelli. Con 4 anni di ritardo.

Ricordate Alfa Giubelli, la cui vita fu rovinata dall' odio partigiano e comunista di cui mi occupai nel Settembre 2008 con tre post in Santosepolcro ed altri cinque in Mortidimenticati ? Ebbene, a quasi quattro anni di distanza, il Secolo d' Italia, liberatosi dal giogo finiano, se n'è occupato con un articolo di Angelo Spaziano il 23 Febbraio scorso:

http://www.secoloditalia.it/stories/Cultura/2610_sangue_chiama_sangue_il_caso_di_alfa_giubelli/

Insomma, meglio tardi che mai...



http://santosepolcro1.blogspot.com/search/label/alfa%20giubelli

http://mortidimenticati.blogspot.com/search/label/alfa%20giubelli

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giovedì, marzo 01, 2012

I Leoni della San Marco nell' assedio di Cèzembre in Normandia.

Quegli irriducibili nell’isola-bunker che non volevano cedere agli Alleati

di Gianluca Di Feo Corriere della Sera, 30 Maggio 2004


Quella mattina sulle coste della Normandia c’erano anche loro. Una piccola armata di italiani che per scelta, per convenienza o per obbligo era schierata dalla parte dei tedeschi. Migliaia di uomini impegnati lungo il «vallo atlantico»: ventimila secondo alcune stime, addirittura 40 mila secondo altre. Basta guardare alle spiagge del primo sbarco: all’alba del D-Day negli scacchieri di Omaha, Utah, Juno e Gold c’erano almeno cinque unità italiane in armi. Invece gli alpini della «Trento», costretti a lavorare per l’organizzazione Todt, approfittarono del caos e fuggirono verso casa. «E’ stato un inferno - ricorda Antonio Cipriani -. A mezzanotte sembrava di essere in pieno giorno tante le bombe che cadevano: i morti non si contavano. Nella confusione dell’attacco, io e tre miei compaesani siano scappati». Durante i raid si diedero alla macchia anche i camionisti piemontesi che per uscire dal lager avevano accettato di servire con la colonna mobile della 716ma divisione. Invece i mitraglieri aggregati al 736mo granatieri, quasi tutti bersaglieri, tentarono un disperato contrattacco. E gli artiglieri del 1261mo restarono ai pezzi, sparando contro la più grande flotta di tutti i tempi. Nel settore Utah, in un bosco dietro al forte di Marcouf, la quarta batteria - personale italiano e comando tedesco - distrusse un cacciatorpediniere: «Centrammo un colpo dopo l’altro - ha scritto il colonnello Triepel -. Uno spezzò il timone, perché la nave cominciò a sbandare. Poi sprofondò di prua».

STORIA DIMENTICATA - La storia di questi soldati si è dissolta, persa nel grande caos seguito all’armistizio. Esiste un’unica traccia certa: gli archivi della Feldpost, il servizio postale germanico che permettono di ricostruire movimenti e composizione delle forze armate hitleriane. Uno storico - Gianni Giannoccolo - è riuscito a selezionare un elenco di unità tedesche composte anche da militari italiani. Evidenzia almeno 60 reparti attivi sul fronte atlantico. Berlino dopo l’8 settembre aveva inquadrato gli «alleati» in piccoli nuclei, compagnie o al massimo battaglioni. I compiti erano scelti in base all’affidabilità. In prima linea chi si era immediatamente mostrato fedele al Reich: in Normandia armavano ben 24 batterie di artiglieria pesante. Chi invece aveva «aderito» alla Rsi dopo la cattura, andava nella contraerea o nei trasporti. I prigionieri leali ai Savoia invece finivano nei cantieri della Todt: furono loro a costruire la fortezza di Longues sur Mer - oggi trasformata in museo - che tenne sotto tiro Omaha e Gold. Parecchi autisti italiani guidavano le colonne dei rifornimenti. Persino le tre divisioni corazzate delle SS mandate da Hitler per «ricacciare in mare» l’armata anglobritannica avevano dei contingenti di volontari di Salò. E in tanti non tornarono. Tra il 19 e il 27 giugno a Montebourg tre reggimenti di artiglieria (1261, 1262 e 1709) furono distrutti nel tentativo di fermare i tank inglesi: un terzo dei soldati erano italiani.

IL COMANDO DI BETASOM - Dopo l’8 settembre l’unica eccezione alla dispersione dei «collaborazionisti» riguardò la base sottomarini di Bordeaux, in codice Betasom. Diecimila uomini guidati da Enzo Grossi - con una discussa fama di asso dei sommergibili - che si erano guadagnati la stima dell’ammiraglio Doenitz. Gli fu concesso di arruolare altri volontari: 4.000 figli di immigrati, giovani cresciuti in Francia che del fascismo avevano conosciuto solo la propaganda. Già dall’autunno del ’43 crearono la «Divisione atlantica» e il battaglione «Longobardo» di fanteria di marina. Le foto mostrano file di ragazzi con divise improvvisate e sguardi poco marziali. Ma nelle settimane successive allo sbarco anche la «Divisione atlantica» - come ha ricostruito Marino Perissinotto su «Storia e Battaglie» - venne smembrata.

L’ISOLA DI FUOCO - La battaglia più sanguinosa fu combattuta a Cézembre, l’isoletta-bunker che «copriva le spalle» alla cittadella di St. Malo: una Maginot in miniatura, con tre livelli di sotterranei. Lunga 500 metri e larga poco più di 250, ha conquistato il terribile primato di «terra più bombardata della storia»: in un mese 120 mila tonnellate di ordigni. Nonostante questo inferno, l’isola difesa da tedeschi e marinai di Salò ha continuato a fare fuoco sugli americani.
L’assedio cominciò ai primi di agosto: navi, obici semoventi, bombardieri la bersagliano senza sosta. Il 17 agosto Saint Malo alza la bandiera bianca, ma l’isola resiste ancora. È a questo punto che gli alleati decidono di usare un’arma mai sperimentata prima: il napalm. Molti italiani sono terrorizzati: il 20 agosto tre marò disertano e raggiungono la costa a nuoto. Descrivono agli americani le condizioni della guarnigione: nei rifugi ci sono 277 feriti, tra cui 17 repubblichini, manca l’acqua potabile e scarseggia il cibo. Eppure, il 28 i bunker rispondono con l’artiglieria a una nuova richiesta di cedere le armi. Dicono che Patton fosse infuriato: il generale ordina di spazzare via Cézembre. Due giorni dopo, l’apocalisse: 265 bombardieri sganciano migliaia di bombe perforanti e barili di napalm. Dall’isola si leva una nuvola di fuoco, simile al fungo di un’atomica: il calore piega persino le canne dei cannoni, cancella ogni forma di vita dalla superficie. Il 1° settembre l’ammiragliato germanico dà il permesso di resa al presidio. Dalle caverne escono anche 69 italiani: «Camminavano a testa bassa come gente che viene dall’altro mondo, parevano degli zombie». Appena arrivati sulla spiaggia, gli americani rendono l’onore delle armi a questi «uomini che sembravano delle ombre». Molti dei loro commilitoni rimasero nei cunicoli devastati. E mai più esplorati: ancora oggi Cézembre è «una terra desolata», vietata a tutti per la presenza di mine e ordigni inesplosi.
In uno dei fortini crollati, sotto una croce incisa nel cemento - riporta uno speleologo francese - c’è una scritta spezzata da una granata: «Giovanni F...». Poi un numero e la parola «Nap...». Forse l’ultimo saluto a uno di quei marinai senza nome.

lunedì, febbraio 27, 2012

Walter Chiari e gli Italiani nello sbarco in Normandia.

In questi giorni la RAI trasmette un doveroso omaggio a Walter Chiari, un grandissimo attore, che con molti altri suoi colleghi aderì al Fascismo nel momento più difficile, cioè alla Repubblica Sociale Italiana. Naturalmente lo sceneggiato non si spinge a parlare di questo suo passato, per il quale l' attore non solo si fece diversi mesi di prigionia nel Campo di Concentramento anglo-americano di Coltano, ma fu sempre osteggiato da molti. L' episodio più famoso resta quello del 1975, dopo che a Genova, durante uno spettacolo, disse: "Quando fu appeso x i piedi in Piazza Loreto, dalle tasche di Mussolini non cadde nemmeno una monetina. Se i nuovi reggitori d'Italia avessero subito la stessa sorte, chissà cosa uscirebbe dalle tasche di lorsignori !". Dopo di che per giorni il teatro ligure fu picchettato per giorni da manifestanti rossi, con tentativi di non far entrare la gente. Questo suo modo di non essere allineato col pensiero dominante era per i comunisti assai peggio della sua vita a volte ai limiti che lo spinse nel vizio della droga, e non gli fu mai perdonato negli ambienti salottieri e radical chic,pronti a piangere sulla cocaina degli artisti, ma non sul passato Fascista della maggior parte degli Italiani di allora.
Ma oltre a Coltano, c'è un altro episodio meno famoso del passato di Walter Chiari: egli fu uno di quei moltissimi Italiani che parteciparono alla difesa dell' Europa in Normandia contro lo sbarco alleato del Giugno 1944. Molti furono e sono Morti Dimenticati, perchè la storiografia ufficiale racconta che a presidiare le coste francesi erano solo i tedeschi, mentre numerosissimi furo i volontari di tutta Europa che combatterono su quelle spiagge contro i "liberatori". E solo un recente film documentario del 2009 di Mauro Vittorio Quattrina, "D-Day Lo sbarco in Normandia. Noi Italiani c'eravamo" ha reso loro giustizia e memoria.
Tra loro un reparto del Battaglione San Marco che si coprì di gloria prima di essere decimato dall' uso del Napalm degli alleati, che alla fine resero loro l'onore delle armi, nell' Isola di Cèzembre.

venerdì, febbraio 10, 2012

Fino a quando i Giustificazionisti/Negazionisti insulteranno i Martiri delle Foibe, nessuna pacificazione.


Mentre il carrista comunista di Budapest e Jeanfufù da Montecarlo ci ammoniscono a cercare una memoria pacificata e condivisa delle Foibe, i soliti Giustificazionisti/Negazionisti sloveno-croati, ma con spesso cittadinanza italiana, impazzano nelle televisioni locali ed/od ospiti delle molte amministrazioni comunali sinistre, con le solite tesi abberranti, tendenti a dare le colpe al Fascismo, omettendo che le Foibe furono perpetrate in due tempi: le prime, appena dopo l' 8 Settembre 1943, furono limitate ma non per questo meno criminali, e provocarono sdegno ed orrore in tutta Italia, con giuste reazioni di caccia ai colpevoli, condanne e rappresaglie sui terroristi titini. Poi, dopo il 25 Aprile ci furono le Foibe in grande stile, con i massacri maggior, con migliaia e migliaia di vittime colpevoli solo di essere Italiani. Due tempi probabilmente ignorati anche dal sindaco genovese Marta Vincenzi, pure lei schierata nel fronte colpevolizzante il Fascismo. Tutto questo mentre nella capitale scritte barbare e volantini vergognosi inneggiano al boia Tito ed alle sue milizie criminali.
Tutto questo mentre sugli aerei militari di Zagabria campeggia lo stemma croato con i simboli di Ragusa, Dalmazia ed Istria (nell' immagine, il secondo, il terzo ed il quarto), mentre da noi riduciamo o discutiamo l' acquisto dei nuovi F 35 Versione B, utilissimi per rendere la Nostra Marina maggiormente efficace come deterrente per ridiscutere e rinegoziare il Trattato di Osimo e riportare le Nostre Terre nei Nostri Confini.
Fino allora, nessuna conciliazione deve essere possibile.

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domenica, gennaio 29, 2012

Enrico Vezzalini, Prefetto di Novara. Ed i Martiri di Scalfaro

Mentre domani i giornali ed i politici (mi dicono già persino Alemanno) incenseranno un presidente discutibilissimo come Oscar Luigi Scalfaro, oggi voglio invece ricordare Enrico Vezzalini insieme ai suoi commilitoni.
Già Prefetto di Ferrara, Vezzalini ottenne lo stesso incarico a Novara, che svolse con perizia, conducendo non solo la lotta contro le bande armate irregolari, ma anche contro la borsa nera ed i delinquenti di vario genere che in tempo di guerra non mancano mai.
Dopo un rapido processo a guerra ampiamente conclusa, durante il quale non gli fu permesso di schierare nessun testimone a discarico, il Pubblico Ministero Oscar Luigi Scalfaro chiese ed ottenne la Pena Capitale per lui e
per altri cinque fascisti: Arturo Missiato , Domenico Ricci, Salvatore Santoro, Giovanni Zeno e Raffaele Infante. Condanne eseguite all’alba del 23 settembre 1945.
Inoltre Scalfaro, entrato in Magistratura nel 1943 giurando Fedeltà al fascismo, ottenne successivamente altre due condanne a morte: Giovanni Pompa, della GNR, eseguita il 21 Ottobre del 1945; e quella di Stefano Zurlo, nel Dicembre dello stesso anno. Quest'ultima sentenza, con il ritorno all' uso del Processo d' Appello, fu fortunatamente annullata.

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domenica, settembre 11, 2011

Manfred Von Richtofen ed Erwin Rommel.


Utilizzando il poco tempo disponibile, oggi, a 10 anni dalla strage delle Torri Gemelle, voglio rendere giustizia a 2 soldati, in questi giorni saliti all' onore delle cronache perchè il Sindaco di Villabate (Pa) ha deciso di dedicare una via a Manfred Von Richtofen ed Erwin Rommel, peraltro dopo aver fatto lo stesso con Peppino Impastato ed Enrico Berlinguer, 2 icone della sinistra. Apriti cielo, non solo si è scatenata la reazione degli antifascisti di professione e dell' opposizione, ma anche dei soliti giornalisti di regime con tanto di eskimo. Tra i quali si distingue tal Fabio Paravisi del giornale gratuito METRO, il quale, dopo aver chiamato Rommel "nazista", ironizzando sulla notizia, propone di intitolare vie a Jack Lo Squartatore, Al Capone ed altri criminali. Diamo dunque spazio ai 2 soldati:

Manfred Von Richtofen è stato forse il soldato tedesco più famoso della Prima Guerra Mondiale, reso oltremodo popolare recentemente dai fumetti di Schulz, i Peanuts. Nobile, conosciuto anche come il Barone Rosso per via del colore del suo aereo, un triplano Fokker, si distinse per il coraggio e la sua spericolatezza con le quali affrontò vittoriosamente ottanta avversari, prima di essere abbattuto. Ma anche per il senso dell' onore, tanto da guadagnarsi il profondo rispetto dagli anglo-australiani, i quali, recuperata la salma, gli resero altissimi onori militari. Non si macchiò MAI di nessun crimine di guerra, ed in Italia molti aereoclub sono a lui dedicati senza suscitar polemica.

Erwin Rommel, MAI iscritto al Partito nazionalSOCIALISTA, dopo essere stato anche lui un eroe del Primo Conflitto Mondiale, grazie al suo genio militare, scalò diversi gradi nell' Esercito Tedesco, fino a vederlo, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Generale. Durante la Campagna d' Africa, per il suo acume, fu soprannominato la Volpe del Deserto, guadagnondosi una immensa popolarità tra le sue truppe, ma anche qui il profondo rispetto del nemico. Nonostante i rapporti che ebbe forzatamente con Hitler e gli alti gerarchi del NSP, non solo non condivise MAI, pur essendo profondamente patriota, le idee del Fuhrer, ma arrivò a dare l' adesione al famoso tentativo di colpo di stato del 1944, culminato nel fallito attentato del 20 Luglio ordito dal Nobile Cattolico Colonnello Klaus Maria Von Stauffenberg. Per questo gli fu ordinato dal Fuhrer in persona di suicidarsi, pena gravi ripercussioni contro la propria famiglia.

Le sue truppe, i famosi Afrika Korps, non furono MAI accusate di crimini di guerra. Egli stesso parlò sempre di "Guerra senza odio" (
Krieg ohne Hass), rifiutandosi sempre di fucilare non solo i sabotatori nemici, ma anche soldati prigionieri di religione israelita. Inoltre disobbedì ad ogni ordine di deportazione per gli ebrei, arrivando a scrivere diverse lettere di protesta contro il trattamento a loro riservato.
Nel 1970 una nave costruita nei cantieri americani per la Marina Tedesca venne battezzata col suo nome, anche questo senza suscitare nessuna polemica.

Ridiamo a questi 2 soldati il giusto rispetto dovuto.

(foto in alto, Rommel; in basso, Von Richtofen).